RSL: Rete Software Libero by Prosa Freego |  AnnoZero |  Ada2    2 gennaio 2002, ore 12:53
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    Interessi sui brevetti del software
    14 marzo 2001
    Bernard Lang
    INRIA - AFUL - ISOC FRANCIA

    Pubblicato nel forum del numero 84 della rivista Terminal, primavera 2001.
    Testo originale.
    Traduzione di Antonella Beccaria


    Le invenzioni non possono, in natura, essere soggette a proprietà. La società può conferire un diritto esclusivo per i profitti provenienti da esse a titolo di incoraggiamento per quegli uomini che perseguono idee con cui produrre utilità, ma questo può o meno essere dato, in accordo con il volere e la convenienza sociale, senza pretese o rivendicazioni da parte di nessuno.
    Thomas Jefferson, Lettera a Isaac McPherson, 1813

    La legislazione sulla proprietà intellettuale, che comprende i brevetti, fu inizialmente una misura che accompagnava un'economia fondata sulla produzione dei beni materiali o sull'elaborazione di procedimenti altrettanto materiali. Il brevetto è un privilegio del monopolio sulla produzione di un bene o sull'operatività di un procedimento. Come tutti i monopoli, i brevetti presentano inconvenienti economici, conosciuti fin dalla loro origine. Le sovvenzioni erano e dovevano restare motivate dalla volontà di incoraggiare lo sviluppo tecnologico. Tuttavia, ci si può domandare se l'estensione della brevettazione a tutti i settori, compresi quelli immateriali, dell'economia contemporanea molto differente giustifichi ancora i criteri tradizioni e soprattutto se non presenti inconvenienti, sotto forma di nuovi pericoli.

    Il contesto

    Nel contesto della mondializzazione dei mercati, gli attori economici ricercano in modo molto naturale una uniformazione delle regole generali e nello specifico quelle fondate sulla proprietà intellettuale. Nel caso del brevetto, questa uniformazione comporta due dimensioni:
    • una dimensione geografica, che tende all'unificazione di zone via via più larghe attraverso regolamenti e meccanismi di attribuzione dei brevetti, inquadrati abbastanza correttamente, a livello mondiale, attraverso gli accordi ADPIC;
    • una dimensione di settore, che tende a definire regole uniche applicabili a tutti i settori tecnologici volgendo, in modo simultaneo e furtivo, all'estensione senza reali limiti dei campi presi in considerazone, in particolare quelli tecnologici immateriali che includono nello specifico programmi per elaboratore.
    In modo furtivo perché, benché rivesta un interesse maggiore per la nuova economia fondata essenzialmente sulle risorse immateriali, la brevettazione dell'immateriale è stata trattata come un aspetto minore del problema a livello europeo e rimane nell'ambito del non detto a livello mondiale (accordi ADPIC o TRIPS [1]), trasformandolo nell'oggetto di una lotta quasi sotterranea [2]. Ora sono necessarie alcune constatazioni:
    • la brevettazione delle risorse immateriali tende a rientrare nell'ambito della brevettazione di un sapere che era tradizionalmente considerato non brevettabile, come gli algoritmi matematici o i metodi intellettivi. Le implicazioni tecniche, etiche, sociologiche o semplicemente pratiche non sono necessariamente evidenti;
    • l'apparizione del brevetto è legata all'emergenza dell'industria materiale, in risposta alle sue crisi economiche. L'economia dell'immateriale funziona su evidenti regole quantitativamente e soprattutto qualitativamente differenti. È dunque naturale aspettarsi un trattamento differente e appropriato per i beni immateriali;
    • nel mondo futuro, in cui l'insieme degli atti di ognuno e l'insieme dei meccanismi sociali implicheranno una gestione o un controllo informatico, la brevettazione del software implica la possibilità di un controllo privato senza precedenti sui processi che possono riflettersi su diritti fondamentali: libertà d'espressione e di comunicazione oppure diritto all'educazione, per esempio.
    A dispetto di una sensibilizzazione del pubblico e dunque del mondo politico rispetto a questi interessi, le pratiche si sono potute evolvere nel corso degli ultimi 25 anni verso una brevettazione via via maggiore del software, già protetto dal diritto d'autore [3], principalmente sotto la pressione dei principali gruppi industriali e dei professionisti della proprietà industriale. Questa evoluzione si è inizialmente manifestata negli Stati Uniti, favorita da una giurisprudenza sempre più condiscendente, senza che esistesse alcuna disposizione legislativa o un'analisi degli effetti economici. Si è diffusa poi al Giappone e in seguito all'Ufficio Europeo dei Brevetti [European Patente Office, ndt] il cui testo fondante - il trattato di Monaco [4] - è stato, a causa delle stesse pressioni, interpretato in modo sempre più lassista in favore della brevettazione dell'immateriale.

    Nel mezzo di questo lassismo nell'interpretazione dei testi, è implicito un punto di rottura che porta con sé soprattutto una reale confusione in merito alle regole del gioco. Durante l'estate 2000 fu proposto un emendamento del trattato - l'Articolo 52 - che ratificasse questa evoluzione. Ma altri attori nel frattempo hanno preso coscienza di questi pericoli: scienziati e informatici, giuristi e dirigente delle PMI. Si opposero pubblicamente a questo emendamento [18] che fu respinto dagli stati membri dell'EPO. Il dossier venne rimandato allo studio della commissione europea [5].

    Gli aspetti giuridici

    In seno alla commissione europea, la questione della brevettazione è stata trattata in modo discutibile dalla direzione generale del mercato interno (DG Markt), principalmente sotto il controllo di giuristi e specialisti del diritto di proprietà intellettuale.

    Senza voler ricorrere ad elaborazioni di aspetti giuridici complessi della brevettazione del software, notiamo che questa situazione si traduce nell'influenza considerevole e predominante dei giuristi a cui vanno aggiunti interventi privati (dipartimento della proprietà intellettuale delle imprese, consiglio della proprietà intellettuale) o pubblici (ufficio dei brevetti, DG Markt). Questa dominazione si fa sentire anche nello studio economico ufficiale [6] del DG Market, in cui arguti giuristi ricoprono oltre il doppio dello spazio dedicato agli aspetti economici per giustificare una conclusione opposta all'analisi economica. Il ruolo eccessivo dei giuristi, d'altronde, è riconosciuto all'inizio delle conclusioni di un lungo studio condotto in Gran Bretagna sulla proprietà intellettuale [7].

    Il ruolo del diritto è solo quello di esprimere una volontà politica, nei limiti permessi dai trattati superiori (trattati internazionali, per esempio). Riconoscendo che generalmente la brevettazione del software non è imposta da alcun trattato, la discussione per la messa in opera giuridica di una soluzione o di un'altra - altrettando complessa - è un problema arbitrario e che non andrebbe considerato in prima analisi. Ci si può dunque risentire di questa dominazione giuridica, spesso in conflitto con le analisi economiche e sociologiche.

    Resta comunque vero che i politici negli altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone, si esprimono più o meno esplicitamente in merito alle proprie regole e alla propria giurisprudenza e restano pertinenti studiando o tenendo conto degli effetti di quelle scelte sull'innovazione, l'economia e la società. Gli effetti potenziali, economici o di altra natura, delle differenze giuridiche sono ugualmente da considerare.

    Il ruolo del brevetto

    Il brevetto è un privilegio di monopolio, concesso ad attori economici, sulla fabbricazione di determinati prodotti o sull'uso di determinati procedimenti. Il suo obiettivo è incoraggiare (attraverso una ricompensa) e assistere (attraverso una migliore garanzia di ritorno sugli investimenti) l'innovazione tecnologica, la sua pubblicazione e la sua entrata in funzione sul mercato (industrializzazione). Tutte cose che costituiscono un beneficio per la società. Tuttavia, l'attribuzione di questi monopoli ha dei costi per la società:
    • crescita della viscosità economica, in particolare perché, come ogni monopolio, il brevetto riduce la concorrenza, ma anche perché paventa contenziosi;
    • crescita della viscosità tecnologica, per esempio perché viene impedita la libera utilizzazione delle conoscenza attraverso i freni imposti dal brevetto o perché i problemi di proprietà industriale immobilizzano le risorse;
    • crescita dei contenziosi e dell'insicurezza giuridica, per esempio perché gli attacchi alla contraffazione, anche quelli ingiustificati, sono un mezzo classico per bloccare un prodotto e un'azienda;
    • problemi etici e sociali legati al controllo privato delle risorse condizionano parecchio quello considerato come diritto fondamentale delle persone (diritto alla salute e brevetti sui medicinali, per esempio) o come necessario al funzionamento democratico della società.
    La definizione del problema è dunque più semplice: il limite alla brevettazione dei beni e dei procedimenti deve inquadrarsi nel punto in cui il costo per la società eccede il beneficio che ne trae.

    Essendo un monopolio che permette di impedire a chiunque l'uso di determinati procedimenti o la produzione di certi beni, il brevetto è per natura una restrizione delle libertà. Ora, in materia di restrizione delle libertà nell'interesse pubblico generale, il carico della prova di utilizzo pubblico appartiene necessariamente a coloro che si augurano un restringimento della libertà. Il beneficio del dubbio deve essere sempre a favore della libertà.

    Apparterrebbe dunque alla Commissione, se decidesse di permettere la brevettazione del software, fornire la prova della sua utilità per l'Europa. Al contrario, ha l'obbligo di ridurre il campo della brevettazione dei beni immateriali (dunque ai programmi per elaboratore) se non può portare la prova del bene che si trae dall'estensione di questo campo, condotta unilateralmente e senza alcuna giustificazione economica o politica da parte dell'Ufficio Brevetti Europeo.

    Gli interessi di questo dibattito sono profondamente politici. Al di fuori delle pressioni esercitate dalle lobby della grande industria e dai giuristi della proprietà industriale, c'è dunque un potere politico con lo scopo di tagliare.

    Per una affidabile analisi degli interessi

    L'analisi dei costi e dell'utilizzo del brevetti, nel campo tecnologico, deve naturalmente tenere in conto un gran numero di parametri che ne determinano gli effetti positivi e negativi. Evidentemente questi parametri, che non possono essere riassunti nella popolare espressione nuova economia, sono molto differenti per i beni materiali - il cui ruolo è dominante dopo due secoli - e per i beni immateriali, la cui dominanza nei secoli a venire inizia solo ad emergere. Potrebbe rivelarsi catastrofico determinate il funzionamento dell'economia dell'immateriale, nel futuro, in relazione ad un'economia materiale appartenente al passato. Peggio, la storia è difficile da riscrivere, gli effetti negativi di una simile politica potrebbero restare scolpiti, non essendo meno reali. Ciò giustifica che la prorità deve restare la libertà e il carico della prova d'utilizzo a coloro che vogliono limitare questa libertà.

    Senza pretendere un'analisi sistematica degli interessi, molto complessi, presenteremo alcuni aspetti, sviluppati più nel dettaglio nei documentati citati e in particolare nel completo rapporto dello Sme [8]. Questi aspetti non sono specifici solo per il software, ma l'importanza del loro ruolo può essere più grande [6]. Tuttavia, tutta l'analisi di questi interessi non può essere significativa e globale, macroeconomica.

    Brevetto sul software e PMI

    Il brevetto è spesso presentato come l'arma dei piccoli, le piccole e medie imprese (PMI), contro i colossi, i grandi gruppi multinazionali. Lo studio britannico "Iniziativa sulla proprietà industriale" [7] indica nelle sue conclusioni che "il sistema dei brevetti è alla meglio non pertinente con la maggior parte delle piccole imprese". Si tratta del sistema dei brevetti in generale, dunque le caratteristiche proprie del software non possono che rafforzare questa conclusione.

    I sistemi software sono strutture complesse che mettono in azione numerosissime costruzioni {a}. Esiste dunque un forte rischio di contraffazioni involontarie, difetti nella conoscenza di brevetti esistenti su determinate strutture di programmazione o nella loro percezione mettendoli in azione. È praticamente impossibile per i tecnici effettuare ricerche sui precedenti di ciascuna costruzione, considerando che - viene ammesso pubblicamente - i professionisti degli uffici dei brevetti non sono in grado loro stessi, nei casi più semplici, trovare il deposito del brevetto.

    Ne consegue per le PMI una grande insicurezza giuridica perché non possono finanziariamente proteggersi sia dal punto di vista delle ricerche sui precedenti che dallo scambio di portafogli di brevetti.

    IBM riconosce inoltre che, ben più che nelle royalty, l'interesse del suo portafogli brevetti risiede nel suo valore di scambio per accedere ai brevetti di terzi: questo indica le difficoltà causate alle PMI che non dispongono di questa risorsa [9].

    Al meglio, questa insicurezza giuridica si traduce in uno spreco di risorse finanziarie e tecniche che non avrebbero potuto ricoprire una maggiore utilità se fossero state messe all'opera, al beneficio di tutti, nelle attività innovative e produttive.

    Brevetti sul software e innovazione

    Lo sviluppo del software non richiede praticamente infrastrutture. I costi d'investimento sono limitati, che siano idee o opere. È in parte quello che ha causato l'emergenza del software libero [10]. Ma, d'altro canto, ciò incoraggia marginalmente l'investimento sul software a causa dei brevetti, tanto più che, se l'investimento c'è, è indirizzato soprattutto alla scrittura e alla messa a punto di programmi, che sono già protetti dal diritto d'autore [3]. Inoltre, tenuto conto della vitalità nell'evoluzione della tecnica informatica, il vantaggio conferito da un brevetto, necessariamente ventennale in base agli accordi ADPIC [1], sembra esorbitante considerando che il vantaggio di alcuni mesi sul mercato è già un vantaggio competitivo notevole.

    Più fondamentalmente, la tesi tradizionale secondo cui la protezione del brevetto favorisce lo sforzo innovativo reclama una conferma. Secondo un'analisi teorica di Bessen e Maskin [11], se esiste interdipendenza combinatoria o sequenziale delle innovazioni, come accade apparentemente nel caso del dominio del software, il brevetto può nel medio periodo causare la caduta dell'innovazione. Certo, anche se sembra confermata dalle osservazioni sul campo, questa analisi teorica resta ancora un'ipotesi, ma stabilisce un poco di credibilità alla tesi tradizionale.

    Da un altro punto di vista, le caratteristiche economiche del software - costi marginali nulli e esternalità di livelli considerevoli - generano situazioni monopolistiche (Cisco, Microsoft, Oracle, AutoCAD, eccetera) sfavorevoli alla concorrenza, all'innovazione e alla diversificazione necessarie ad un sano e solido tessuto tecnologico [12]. Questa tendenza non può che essere rinforzata dai brevetti ed è spesso usata come un'arma contro la concorrenza {b} più che come una protezione dell'innovazione [13]. Microsoft non nasconde una preoccupazione nei riguardi del sistema Linux [14].

    Rileviamo infine che l'insicurezza giuridica indotta dalla brevettazione incita paradossalmente il segreto dei codici sorgenti dei programmi, non rendendo evidenti le eventuali contraffazioni. Questo comporta una insicurezza tecnica {c} per gli utilizzatori di questi software, una minore costanza e una perdita d'informazione sulle tecniche di realizzazione dei sistemi.

    Ancora paradossalmente, la stessa insicurezza giuridica incita a non abbracciare i brevetti e semplicemente ad attendere di poter prelevare royalty da eventuali utenti.

    Software libero e standard

    Il software libero è software protetto, come tutte le altre opere dell'intelletto, dal diritto d'autore, ma le cui licenze e le condizioni tecniche di distribuzione accordano esplicitamente, senza discriminazione alcuna, il diritto di utilizzare il programma, di duplicarlo, di modificarlo e di ridistribuirlo con o senza le modifiche [10].

    È il prodotto di un sentire considerevole di chi contribuisce alla creazione delle richezze e all'innovazione imprenditoriale {d} - le stime vanno da cento a duecentomila - se paragonato al numero abbastanza limitato dei creatori nelle società editoriali. Danno luogo a collaborazioni e sinergie ben più attive su Internet che nelle società in cui i creatori sono tenuti alla riservatezza sui loro lavori.

    Questo modello di sviluppo, analogo a quello della ricerca scientifica, ha fornito la prova della sua efficacia. In più, imponendo standard aperti, accessibili a tutti, il software libero si è imposto come un meccanismo regolatore favorevole alla concorrenza nel settore fortemente monopolistico delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ITC). Infine, questa apertura deliberata, con un'architettura voluta, in particolare per Internet [15], è stato il motore funzionante delle innovazioni dei due decenni precedenti, ben prima dell'esplosione delle start up e del capitale a rischio.

    Tuttavia, ancora più che le PMI, la creazione libera è sensibile ai blocchi dei brevetti e all'insicurezza giuridica in ragione del carattere spesso volontaristico dei contributi, della responsabilità personale di chi contribuisce e del carattere pubblico del codice sorgente. Si rischia dunque di veder sparire il fattore di innovazione: innovazione diretta apportata dalla creazione libera e innovazione indiretta dal ristabilimento di un mercato concorrenziale e dalla stabilizzazione degli standard [10] che, secondo uno studio tedesco, contribuiscono più dei brevetti alla crescita economica [16].

    Inoltre, la ricerca informatica procede spesso attraverso la diffusione libera del software, come altre discipline procedono pubblicando i risultati delle loro esperienze. Potrà dunque essere rimessa in causa a dispetto dei testi che esonerano le attività di ricerca.

    Aspetti sociali

    Un diritto in cui tutti gli attori corrono un rischio importante di essere involontariamente in fallo è un cattivo diritto. Peggio ancora quando le eventualità perseguite sono lasciate alla discrezionalità di attori privati perché può dare luogo ad ogni sorta di abuso e discriminazione, fino a portare un attacco alla libertà di espressione [17].

    Più insidiosamente, il brevetto porta un attacco alla libertà d'espressione limitando la libertà di programmare, che non è che una forma d'espressione peculariale, in particolare, non unicamente finalizzata alla creazione multimediale [19].

    La protezione rinforzata dei contenuti attraverso il diritto d'autore, permettendo di imporre standard di diffusione non aggirabili legalmente, protetti essi stessi dai brevetti, rischia di mettere in gioco elementi forti che renderebbero difficile la diffusione di creazioni indipendenti o l'uso di tecnologie di diffusione indipendenti [20]. L'interesse della matrice tecnologica si combina con quello dell'indipendenza culturale perché "la matrice delle tecnologie non è separabile dalla matrice dei contenuti" [21].

    Sotto un altro aspetto, la protezione della vita privata, come la sicurezza delle imprese o della nazione, non può essere garantita se non si può assicurare l'originalità del software [25] contro il plagio. Ma se i monopoli collegati ai brevetti, in particolare per le interfacce e i protocolli di comunicazione, si combinano alla protezione del diritto d'autore, impedendo l'esame pubblico delle risorse informatiche essenziali, queste protezioni fondamentali non potranno essere garantite.

    Ma non sono che un esempio di un problema emergente di sovranità, analizzato soprattutto da Lessig [22], specializzato in diritto costituzionale (legge ugualmente Rojinsky [23]). La società del futuro sarà via via più dipendente nel suo funzionamento dalle scelte tecnologiche ed in particolare da coloro che sostengono l'onnipresenza del software. La commutazione a circuiti, a lungo spinta dai colossi della comunicazione, e la commutazione a pacchetti di Internet danno luogo a modi di comunicazione, ad evoluzioni economiche, tecnologiche e sociali molto differenti. Si può legittimamente porre la questione del sapere in quest'ottica: il controllo di soluzioni tecniche effettuato dai brevetti, accompagnato dalla pesantezza degli effetti di rete, non rischia di dare agli attori privati un potere eccessivo, quasi costituzionale, sull'organizzazione della società {e}?

    Inoltre, preoccupa la tendenza a brevettare metodi intellettuali (metodi di business, di organizzazione, di gestione, di insegnamento). La brevettazione delle idee [24] non può che rafforzare questa preoccupazione.

    Alcuni argomenti a favore dei brevetti sul software

    I sostenitori della brevettazione insistono sull'importanza dei brevetti nell'evoluzione delle società che cercano capitale a rischio. Questo argomento riveste senza dubbio interesse, ma si può pensare che tutte le start up che presentano competenze umane e un modello di business valido dovrebbero potersi finanziare. Dunque, il software libero, per esempio, mostra che le start up non sono l'unico modo di inserire innovazioni sul mercato.

    Un argomento simile riguarda il problema della fusione di società, in particolare fra la società europea senza brevetti e quella americana. La società europea sarebbe allora meno valutata.

    Un ultimo argomento riguarda il differenziale giuridico fra gli Stati Uniti e l'Europa, che sarebbe uno svantaggio per gli europei, non prendendo questi ultimi l'abitudine di brevettare le loro realizzazioni.

    Una simile asserzione resta da dimostrare. Gli europei non avrebbero bisogno di depositare domande di brevetti in Europa, ma nulla impedirebbe loro di depositarle negli Stati Uniti. Di fatto, se la non brevettazione del software fosse tanto svantaggiosa per l'Europa, gli Stati Uniti spenderebbero meno energie per portarla in Europa e in altri paesi [2] sollecitando l'adozione dei loro sistemi di brevettazione.

    Il brevetto è spesso paragonato a un'arma, della quale occorre disporre - fosse solo a titolo difensivo - se si possiede un porto d'armi regolare. Sembra evidente che sarebbe meglio che un eventuale carneficina avesse luogo in Europa.

    Conclusione

    Alcuni studi economici, tecnici o sociologici di cui disponiamo concludono sconsigliando i brevetti sul software. Lo studio dell'IPI per il DG Markt conclude che "la letteratura economica, teorica o altro non dimostra affatto - in effetti pone forti dubbi - l'efficacia economica della brevettazione delle invenzioni sui programmi per ordinatore" [6].

    Ma la brevettazione del software resta un interesse strategico:
    • interesse strategico per i grandi gruppi ai quali il brevetto permette di controllare l'intero fronte tecnologico, a danno delle PMI, dell'innovazione e dell'economia, anzi della sovranità degli stati;
    • interesse strategico per gli Stati Uniti, che ospitano i colossi essenziali della grande industria del software e hanno un notevole vantaggio sul deposito dei brevetti;
    • interesse strategico per l'Europa
      • per proteggere le sue PMI rifiutando i brevetti sul software;
      • per sviluppare una ricerca e un'industria del software indipendente, basata in parte sulla rottura tecnologico-economica che rappresenta il software libero;
      • per preservare così un sapere tecnologico più competitivo perché più aperto e assicurare su questa base la sicurezza economica e politica dell'Europa attraverso la sicurezza delle sue infrastrutture informatiche [25].
    Estendere a tutto il pianeta la brevettazione del software è evidentemente vantaggioso per gli Stati Uniti e le loro aziende e può permettere loro un'egemonia tecnica e culturale. Ma se, come abbiamo tentato di dimostrare, la non brevettazione del software è economicamente più efficace, risulta semplice resistere a questo agguato egemonico e sarebbe possibile forzare gli Stati Uniti a tornare ad una concezione più aperta e più democratica delle tecnologie dell'informazione. Più democratica perché il non detto su questo argomento è una lotta di sovranità fra gli stati tradizionale e le potenze economiche private.

    Referenze

    [1] Accordo sugli aspetti del diritto di proprietà intellettuale che toccano il commercio; Marrakech, Marocco, 15 aprime 1994: http://www.wto.org/french/tratop_f/trips_f/t_agm0_f.htm

    [2] Establishment of a Free Trade Area, Stati Uniti e Giordania, 24 ottobre 2000: http://www.usjoft.com/usjoft/memopro/memopro.html

    [3] Consiglio Direttivo 91/250/EEC del 15 maggio 1991 sulla protezione legale sui programmi per elaboratore, The Council of the European Communities, Official Journal L. 122, 17 maggio 1991, p. 0042 - 0046: http://europa.eu.int/eur-lex/en/lif/dat/1991/en_391L0250.html

    [4] Convensione sul Brevetto Europeo, 5 ottobre 1973: http://www.european-patent-office.org/legal/epc/f/ma1.html

    [5] Software patents - Commission launches consultations, Direzione del Mercato Interno della Commissione Europea, ottobre 2000: http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/intprop/indprop/softpaten.htm

    [6] The Economic Impact of Patentability of Computer Programs, Robert Hart, Peter Holmes e John Reid, Report to the European Commission, IP Institute, 2000: http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/intprop/indprop/study.pdf

    [7] Background and Overview of the Intellectual Property Initiative, Ron Coleman & David Fishlock, 2000: http://info.sm.umist.ac.uk/esrcip/

    [8] "Stimolare l'innovazione e la concorrenza nella società dell'informazione", Jean-Paul Smets, Documento di lavoro, Consiglio Generale delle Miniere, agosto 2000: http://www.pro-innovation.org/

    [9] Estratto da un articolo della rivista Think, #5, 1990: http://lpf.ai.mit.edu/Links/prep.ai.mit.edu/ibm.think.article

    [10] "Software Libero e imprese", Bernard Lang, Terminal, N° 80/81, Edizioni L'Harmattan, 2000: http://pauillac.inria.fr/~lang/ecrits/monaco

    [11] Sequential innovation, patents, and imitation, James Bessen and Eric Maskin, MIT, Dept of Economics, Working paper, N. 00-01, gennaio 2000: http://www.researchoninnovation.org/patent.pdf

    [12] Jamais Cascio: The ecology of computer viruses, Salon Magazine, 7 aprile 1999: http://www.salonmagazine.com/tech/feature/1999/04/07/melissa/print.html

    [13] Companies Squeeze the Patent Pipeline, Robert Buderi, Technology Review, marzo/aprile 2000: http://209.58.177.220/articles/ma00/buderi.htm

    [14] Vinod Valloppillil: The Halloween Documents, Rapporti interni, Microsoft Corp., agosto 1998: http://www.opensource.org/halloween/

    [15] The Dawn of the Stupid Network, David S. Isenberg, The Networker, giugno 1998: http://www.isen.com/papers/Dawnstupid.html

    [16] Economic benefits of standardization, DIN German Institute for Standardization, BMWi, maggio 2000: http://www.din.de/aktuelles/benefit.html

    [17] Suit Turns the Tables on Patent Critic, Brenda Sandburg, The Recorder, 31 ottobre 2000: http://www.callaw.com/stories/edt1031b.shtml

    [18] Petizione per un'Europa senza brevetti sul software, Alliance EuroLinux, estate 2000: http://petition.eurolinux.org/

    [19] Brief of Amici Curiae, Harold Abelson et al., Universal City Studios v. Reimerdes, 111 F.Supp.2d 294, 326 (S.D.N.Y. 2000), 23, gennaio 2001: http://cryptome.org/mpaa-v-2600-bac.htm

    [20] Chasing Hollywood 'Pirates', David Streitfeld and Ariana Eunjung Cha, Washington Post, 9 agosto 2000: http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A58594-2000Aug8.html

    [21] Discorsi di Catherine Trautmann, ministro della cultura, al MILIA di Cannes, 8 febbraio 1998: http://www.culture.fr/culture/actualites/conferen/milia.htm

    [22] Code and Other Laws of Cyberspace, Lawrence Lessig, Basic Books, ottobre 1999, ISBN: 046503912X: http://code-is-law.org/

    [23] "Cyberspazio e nuove regole tecnologiche", Cyril Rojinsky, Le Dalloz, 2001, N° 10, pp. 844-847

    [24] Rapporto sull'entrata in funzione e sugli effetti della direttiva 91/250/CEE concernente la protezione giuridica dei programmi per elaboratore, Comissione della Comunità Europea, 10.04.2000: http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/intprop/intprop/docs/reportfr.pdf

    [25] "La Francia investe sulla crittografia per proteggersi", Hugues Hénique, Le Monde, 23 febbraio 2000, page 3: http://interactif.lemonde.fr/article/0,5611,2857--43574-0,FF.html

    Note:

    {a} Altre industrie producono sistemi complessi. Tuttavia, gli investimenti e le dimensioni aziendali non hanno una misura comune.

    {b} "Vogliamo costruire recinzioni intorno alle tecnologie che pensiamo siano le più importanti per il futuro" ha detto Jeff George, vice-presidente di ATT per la proprietà intellettuale e gli standard [13].

    {c} Questa insicurezza è legata all'impossibilità di controllare il software, all'ignoranza delle loro interazioni non documentate e soprattutto all'impossibilità di assicurare il loro mantenimento quando la società madre scompare.

    {d} Sono sempre di più le società che contribuiscono alla creazione di software liberi [10]. E sono ugualmente minacciate dai brevetti sul software.

    {e} Per rendere il problema più immediato, chi non si è sentito rispondere: "Non è possibile, il computer non lo permette". Ma chi decide cosa può fare un computer?


    Bernard Lang è direttore di ricerca presso l'INRIA (Istituto Nazionale di Ricerca in Informatica e Automazione), segretario dell'AFUL (Associazione Francofona degli Utilizzatori di Linux e di Software Libero) e amministratore dell'ISOC Francia (sezione francese dell'Internet Society).

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    Eventi
  • 21 e 22 gennaio 2002
    Software libero nelle Scienze Umane, Parigi, Francia
    Il Programma sulla Digitalizzazione per la Ricerca e l'Educazione organizza, in collaborazione con le associazioni Fabula e Hypernietzsche un dibattito sui modelli aperti di ricerca e di pubblicazione via Internet alla Scuola Normale superiore di Parigi.
  • 24 gennaio-6 febbraio 2002
    Giornate del software libero nell'educazione 2002
    Per ora, si preparanno già 5-6 eventi in Francia (previsti una ventina), uno in Repubblica democratica del Congo (Kinshasa), uno in Algeria. Per l'Italia, si può mandare una mail a
    info@libresoftware-educ.org.
  • 16 e 17 febbraio 2002
    Free and Open Source Software Developers European Meeting, Bruxelles, Belgio
    Due giorni dedicati agli sviluppatori della comunità del software libero. Parteciperanno, tra gli altri, Richard Stallman, Miguel De Icaza, Richard Dale di Kde, Richard Moore su DProbes e Vincent Rijmen sull'algoritmo Rijdael. Per registrarsi: http://www.fosdem.org/register/.
  • 21 - 24 marzo 2002
    Libre en Fête (Libero in Festa), Francia
    Quattro giorni e tre notti di scoperte e di incontri intorno alla condivisione della conoscenza, alla libertà d'espressione e per rendere omaggio a quanto che resta ancora nell'ombra.

  • Software e libertà
  • Esempi di brevetti software
  • Proprietà intellettuale: elenco di database
  • Cosa c'è di sbagliato nella protezione dalla copia
  • Il nascente "monopolio aperto"
  • NEW Interessi sui brevetti del software

  • Oltre le barriere digitali
  • Digital Divide: più lavoro e meno parole
  • Portare Internet dove manca il pane
  • Esempi di ottime politiche di copyright
  • Un PC per il Popolo?
  • Libertà digitali: dopo il WTC, quanti ne saranno deprivati?
  • Dmitry Sklyarov ed il DMCA
  • Aggiornamenti sul caso Sklyarov
  • Steganografia: verità e bugie
  • Kahemba, software libero per i PVS

  • Diritto d'autore
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    - Diritto d'autore: la nuova legge
  • Legge 18 agosto 2000
    n. 248 - Prima Parte

  • Legge 18 agosto 2000
    n. 248 - Seconda Parte

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